L'INFINITO LEOPARDIANO E IL LED

La dualità della luce

(interminati spazi di là da quella)

Il punto di vista dell’artista sulle domande suscitate dalla poesia L’INFINITO si esplicita in quest’opera ancor prima che nel soggetto, nella scelta della sua tecnica compositiva.

L’artista si incontra con la tecnologia proponendola in un rapporto costruttivo, sviluppando una pittura concepita espressamente per superfici retroilluminate led, che garantiscono una diffusione della luce perfettamente omogenea "senza ombre” (tecnologia led queenlight).

Questa tecnologia rimanda al gesto pittorico sulla tela la possibilità di dialogare con l’intensità e la direzione della luce, attraverso l’uso di colori più o meno trasparenti e sensibili al suo attraversamento.

Mediante un sistema di “dimmerazione” della luce, che ne produce un graduale e continuo cambiamento di intensità, l’artista introduce nell’opera anche la dimensione del Tempo, che, come  l’alternanza tra il giorno e la notte, dall’alba all’occaso, genera scenari successivi (da fotografia “istante 1” a fotografia “istante 2”), profondamente legati tra loro, ma al contempo unici, ciascuno caratterizzato da una diversa tensione luminosa ovvero da un’intensità emotiva differente.

Sia il soggetto proposto sia la tecnica di realizzazione indagano dunque sul dualismo realtà-immaginazione, finito-infinito, in modo sinergico e indissolubile, trovando nel continuo divenire del rapporto luce-materia, insito nell’opera, una risposta possibile alla poesia di Leopardi.

Si configura così un profondo spunto di riflessione: uno sguardo continuamente mutevole ma nel contempo uguale a se stesso, a testimonianza di poter cogliere, seppur in un istante finito, la possibilità dell’eterno e del sublime.

Viaggio all'interno di un mare sotterraneo di luce e di buio  alias medusa
(E il naufragar mi è dolce in questo mare)

Il costante flusso dell'acqua genera una surreale estensione sotterranea di forme legate fra loro, seppur apparentemente separate dalle onde e dalla luce che vi penetra. Ed è quest'ultima a dare spessore alle figure antropomorfe in un dialogo costante con la natura del luogo, simboleggiando l'eterno e il sublime presente in ciascun essere vivente.

Il mare vuole essere la metafora della vita, dove forze oscure e luminose convivono e si alternano, più o meno consapevolmente, in ciascuno di noi.

L'opera si presta anche ad essere capovolta. Assume, in questo caso, l'aspetto figurativo di una Medusa, preponderante rispetto al significato più simbolico presente nella visione precedente.

I colori luminosi e al tempo stesso pregnanti del fondale marino vogliono contribuire alla tensione della rappresentazione.

L’opera è retroilluminata da luci led che ne esaltano le differenze cromatiche e contribuiscono all’intensità comunicativa

Sinfonia autunnale sul Lario

(tra questa Immensità s’annega il pensier mio)

Il lago (di Como), presenza immanente, raggiunge la sua massima intensità comunicativa e poetica nei mesi autunnali.

Piani metafisici si alternano a linee spezzate, mentre figure amorfe attraversano dimensioni virtuali con una leggiadria danzante quasi mosse da un’armonia musicale.

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